domenica 5 novembre 2017

L'Età degli Alberi

Bristlecone Pine (Pinus longaeva). White Mountains, California. Gli alberi più vecchi della terra

Tra tutti i fatti che riguardano la vita degli alberi l’età è senza dubbio il più affascinante e quello che maggiormente solletica la curiosità e la fantasia popolare, forse perché più o meno inconsciamente paragoniamo la secolare esistenza degli esemplari vegliardi con la brevità del nostro passaggio terreno. In effetti gli alberi, con i 5.000 anni raggiunti da alcuni individui di Bristlecone Pine della California (sul Bristlecone Pine vedi Post: Gli abitanti più antichi della terra, sugli alberi più vecchi vedi Post: Gli Alberi più vecchi, i più alti, i più grandi), non solo sono di gran lunga gli esseri viventi più longevi del pianeta, ma si possono anche annoverare, dopo le inarrivabili rocce (alcune delle quali risalgono a 300 milioni di anni fa), tra le “cose” più antiche della terra, battendo in scioltezza le Piramidi egizie e la gran parte dei manufatti umani.


Ma come si può stabilire l’età di una pianta? Anzitutto analizziamo come cresce un albero. Ogni anno le specie vegetali arboree ed arbustive producono uno strato di legno che va a ricoprire completamente ed uniformemente il legno precedente di fusto rami e radici, procedendo verso l'esterno e verso l’alto. La parte più vecchia di un albero corrisponde quindi alla parte centrale della sua base. Nei climi temperati ed in quelli freddi la formazione del legno segue un ritmo ben preciso: in primavera, al risveglio della pianta, viene prodotto legno chiaro (formato da vasi conduttori di grande diametro, meno denso e con pareti cellulari più sottili, chiamato legno primaticcio), nel periodo estivo - autunnale il legno è di colore scuro (con vasi di diametro minore, maggiore densità, e cellule appiattite dalla parete più spessa, chiamato legno tardivo); infine nella stagione fredda, quando la pianta entra in riposo, non c’è crescita ed il legno non viene prodotto. Ora, se tagliamo il fusto di una pianta trasversalmente, in virtù della modalità di crescita descritta possiamo notare come il legno primaticcio e quello tardivo disegnano una serie di anelli più o meno circolari, concentrici, dove si alternano una parte chiara ed una scura. La parte chiara, insieme a quella scura che la segue procedendo verso la corteccia, rappresenta un anno di crescita, e quindi un anno di età. La scoperta che ogni anello del fusto corrispondesse ad un anno di accrescimento si deve a Leonardo da Vinci il quale, tra le tante sue abilità, fu anche un genio della botanica. A lui si devono infatti, per rimanere nel campo, le osservazioni sulla minore larghezza degli anelli nella parte del fusto rivolta a sud rispetto a quella che guarda verso nord, e sulla differenza di sviluppo degli anelli in relazione all’andamento climatico stagionale. Riflessione, quest’ultima, con cui Leonardo precorreva di diversi secoli la nascita della dendrocronologia (disciplina che studia il clima del passato analizzando lo spessore degli anelli degli alberi, oltre ad occuparsi della datazione di palazzi storici attraverso l'analisi delle strutture lignee).

Annelli di accrescimento annuale su sezione trasversale del fusto di Duglasia (Pseudotsuga menziesii)
L’età di un albero può quindi misurarsi tagliando lo stesso vicino alla base e contando gli anelli. Metodo ovviamente distruttivo: se per sapere l’età di un albero lo devo abbattere, forse è meglio restare nell’incertezza! Il metodo può avere un senso quando si è costretti per varie cause a tagliare un albero, ed il conteggio degli anelli consente di determinare l’età di piante vicine simili per grandezza. Cosa avvenuta, ad esempio, ad un gruppetto di  larici della Val d’Ultimo, laddove il taglio di un esemplare morto ha permesso di attribuire ai suoi compagni la veneranda età di oltre 2.000 anni. Anche l’età del Bristlecone Pine venne scoperta con l’abbattimento accidentale di un esemplare (tra l’altro il più vecchio finora conosciuto, guarda sfortuna!), dato che la specie non è mai stata sottoposta a sfruttamento forestale. Comunque, quanto detto non è applicabile a tutte le specie. Alcuni alberi, ad esempio le Palme, non formano assolutamente anelli, così come gli anelli possono mancare nelle specie equatoriali, dove la stagione è uniforme durante tutto l’anno, od essere quantomeno irregolari. In questi casi, ed ovunque ci siano incertezze, dato e concesso che il centro della sezione basale sia la parte più vecchia, si può ricorrere alla datazione con il carbonio radioattivo, prelevando un campione dal cuore della pianta e sottoponendolo ad analisi chimica. (Detto per inciso, il metodo del carbonio radioattivo è stato tarato con la serie annuale degli anelli di antichi alberi del solito Bristlecone Pine). Essenze come il Cipresso comune ed il Leccio, in grado di crescere nelle finestre di clima favorevole che si possono avere in autunno ed anche in inverno, formano i cosiddetti falsi anelli. In pratica in un anno si possono avere anche due o più anelli di accrescimento, sebbene quelli falsi si riconoscono in quanto non formano mai una circonferenza completa, ma si estendono solo parzialmente. Per concludere con le eccezioni, in alcune specie il tronco tende a svuotarsi fisiologicamente al proprio interno, e quindi non ci sono anelli da contare e neanche campioni da datare con il carbonio radioattivo. Questo comportamento è tipico ad esempio del Castagno (il cui tronco comincia a svuotarsi già all’età di 100 – 150 anni), del Tasso e delle Querce e rappresenta un sistema che conferisce maggiore stabilità alla pianta, grazie alla diminuzione di peso dell’intera struttura.

Un metodo poco invasivo consiste nell’avvitare una sorta di trivella, cava al suo interno, perpendicolarmente al fusto, cercando di raggiungere il centro dell’albero. Si inserisce poi un estrattore, che permette di tirare fuori una carota cilindrica, dello spessore di una matita, su cui contare gli anelli, magari previa levigatura del campione. Lo strumento, conosciuto come Succhiello di Pressler, è utilizzato normalmente dai forestali per indagini di routine. Il principale difetto dello strumento consiste nella sua limitata lunghezza , che per quanto di mia conoscenza non supera gli 80 centimetri, cosa che permette il carotaggio di piante solo  fino a un metro e mezzo di diametro.


Succhiello di Pressler

La determinazione dell'età diventa facile se si hanno a disposizione documenti da cui risulti l'anno di messa a dimora di un determinato albero: inutile dire che tali documenti sono alquanto rari, e lo diventano sempre più quando gli alberi hanno presumibilmente diversi secoli di vita.
Per tutte le piante che non rientrano nelle possibilità anteriormente citate, e guarda caso sono quelle più antiche, talora con tronchi di dimensioni spettacolari, non resta che affidarsi alla correlazione tra la dimensione (in genere si utilizza la circonferenza misurata con rotella metrica a 1,3 metri da terra, 1,5 m nei paesi anglosassoni) e l’età. Correlazione che senza dubbio esiste, ma che dipende da tante di quelle variabili da fornire per alberi vetusti un’indicazione approssimata dell’età (al secolo, se non di più!) e da essere foriero di errori madornali. Innanzitutto le piante hanno un ritmo di accrescimento molto variabile in relazione all’età: è massimo nella fase giovanile, decresce quindi progressivamente nella maturità, fino ad annullarsi quasi nella fase di senescenza. Per il Tasso (Taxus baccata) sono addirittura postulate 5 fasi di accrescimento, ognuna con propri parametri. Poi la crescita di un albero dipende dal clima (varia quindi di anno in anno a seconda dell’andamento stagionale), dalle caratteristiche genetiche individuali e dalle proprietà del terreno, che spesso cambiano fortemente anche in pochi metri. Infine vanno considerate le condizioni di crescita, ovvero se la pianta è cresciuta in piena luce  (dove cresce di più) od in bosco più o meno denso (dove cresce di meno), e questo in una prospettiva storica che abbracci la vita secolare dell’albero oggetto di indagine. Ciò equivale a dire che due individui della stessa specie e delle stesse dimensioni, anche cresciuti a poca distanza l’uno dall’altro, possono avere età molto diverse. Un bel guazzabuglio, non c’è che dire! La correlazione tra circonferenza ed età per una determinata specie viene elaborata partendo da piante di età nota, vuoi perché si sono potuti contare gli anelli su di un esemplare tagliato, vuoi perché si hanno a disposizione documenti in cui risulta l’anno di impianto dell’albero. A titolo di esempio si riporta la seguente tabella che considera tre gruppi di specie con diverso ritmo di accrescimento (la circonferenza del fusto è misurata a 1,5 metri da terra). La tabella è stata elaborata da Aubrey Fennell, un ricercatore irlandese che si occupa della catalogazione degli alberi monumentali del suo paese.

Tabella 1Relazione tra circonferenza ed età per alcune specie arboree

Specie


Tasso
Querce, Faggio, Frassino, Tiglio
Pioppo, Sequoia, Cipresso di Monterey

Circonferenza

(metri)
Età
Età
Età
2
150 anni


3
250 anni
120 anni
40 anni
4
350 anni
150 anni
60 anni
5
500 anni
200 anni
80 anni
6
700 anni
250 anni
100 anni
7

320 anni
120 anni

Numerosi studi sulla relazione tra circonferenza del fusto ed età sono stati realizzati per il Tasso in Inghilterra, laddove della pianta vivono numerosi esemplari più che millenari, e dove le dispute sull’età degli alberi monumentali, o quantomeno secolari, appassionano da sempre fior di dendrologi e forestali . Nel grafico successivo, tratto dal bellissimo libro sul Tasso di Fred Hageneder “Yew. A History”, si possono osservare alcune curve che mettono in relazione l’età in anni di un albero di Tasso (age  years), e la circonferenza del tronco in metri (girth metres)  misurata ad 1,5 m da terra. Le varie curve si riferiscono sia ad autori diversi che a situazioni di crescita diverse, ma è interessante notare quanta discrepanza di valori ci sia tra di esse.

Correlazione tra età e circonferenza per Taxus baccata secondo diverse ipotesi di crescita
Nella Tabella 2 ho indicato i valori massimi di età che possono raggiungere alcune specie di alberi comuni in Italia. Da prendere ovviamente con le dovute cautele, in tutti i sensi, ovvero in più o in meno.

Tabella 2Età massima raggiungibile da alcune specie della flora italiana
Specie
Età
Specie
Età

Acero montano

400 anni

Abete bianco

600 anni
Agrifoglio
400 anni
Abete rosso
500 anni
Betulla
80 – 100 anni
Cedro deodara
1.200 anni
Castagno
800 – 1.000 anni
Cedro del Libano
1.000 anni
Cerro
500 anni
Cipresso comune
800 anni
Faggio
300 anni
Duglasia
1.000 anni
Farnia
1.200 anni
Larice
2.000 anni
Frassino maggiore
400 anni
Pino domestico
250 – 300 anni
Leccio
1.200 anni
Pino laricio
400 anni
Noce
200 anni
Pino marittimo
200 anni
Olivo
2.500 anni
Pino silvestre
600 anni
Olmo montano
500 anni
Tasso
2.500 anni
Ontani
100 anni


Pioppo bianco
300 anni


Pioppo nero
150 anni


Robinia
400 anni


Rovere
800 – 1.000 anni


Roverella
600 anni


Tiglio comune
1.000 anni



Da quanto detto sull’età degli alberi penso risulti chiaramente che sull’argomento, soprattutto quando si parla di piante secolari, esistono più dubbi che certezze. Cosa che  perlomeno giustifica l’abitudine antichissima da parte dell’uomo di esagerare l’età di tanti esemplari, come se queste bugie venali ne aumentassero il valore. Mentre invece gli alberi, come vecchie ed eleganti signore, sembrano divertirsi un sacco a celare discretamente la propria vera età.

Pinus longaeva



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