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| Pompei, Particolare di muro di cinta |
Era un venerdì qualunque di una primavera alquanto restia a decollare.
Proprio qualunque non era (e soprattutto non lo sarebbe stato, ma ancora non potevo saperlo), in quanto, essendomi la mattina inviato, la parola svegliato non esistendo più nel mio vocabolario, moderatamente arzillo e di buon umore, avevo deciso di concentrare il mio karma yoga settimanale, accuratamente disatteso nei giorni precedenti, in quella sola mattinata, e di mettere finalmente mano alla targa che campeggia in sinistra di casa mia, su cui è disegnato un Om e dipinto, con calligrafia invero assai incerta ed infantile, ovvio d’altronde è la mia, il nome della casa, ovvero “il Demonio”. La suddetta targa è formata da una cornice di 12 elementi che racchiude 8 mattonelle, delle quali, al momento dell’intervento programmato, solo una era ancora appiccicata alla parete e quindi era tempo di agire, prima che la sua caduta mi privasse della necessaria guida appositiva. Si trattava solo di incollare, a guisa di mosaico, i mille pezzi in cui si erano frantumati gli originali. Un lavoro che una mente sana poteva portare a termine, diciamo, massimo in una oretta. Io avevo già trascorso tre ore buone prono sul marciapiedino antistante, anch’esso da ripristinare, è oramai diventato uno scassapiedino, nel tentativo di una ricomposizione preventiva, visto che non mi potevo certo mettere a cercare i pezzi una volta sulla scala, e non ne ero ancora venuto a capo.
Proprio qualunque non era (e soprattutto non lo sarebbe stato, ma ancora non potevo saperlo), in quanto, essendomi la mattina inviato, la parola svegliato non esistendo più nel mio vocabolario, moderatamente arzillo e di buon umore, avevo deciso di concentrare il mio karma yoga settimanale, accuratamente disatteso nei giorni precedenti, in quella sola mattinata, e di mettere finalmente mano alla targa che campeggia in sinistra di casa mia, su cui è disegnato un Om e dipinto, con calligrafia invero assai incerta ed infantile, ovvio d’altronde è la mia, il nome della casa, ovvero “il Demonio”. La suddetta targa è formata da una cornice di 12 elementi che racchiude 8 mattonelle, delle quali, al momento dell’intervento programmato, solo una era ancora appiccicata alla parete e quindi era tempo di agire, prima che la sua caduta mi privasse della necessaria guida appositiva. Si trattava solo di incollare, a guisa di mosaico, i mille pezzi in cui si erano frantumati gli originali. Un lavoro che una mente sana poteva portare a termine, diciamo, massimo in una oretta. Io avevo già trascorso tre ore buone prono sul marciapiedino antistante, anch’esso da ripristinare, è oramai diventato uno scassapiedino, nel tentativo di una ricomposizione preventiva, visto che non mi potevo certo mettere a cercare i pezzi una volta sulla scala, e non ne ero ancora venuto a capo.




